Looking for Eric

Avete visto l’ultimo film di Ken Loach? Se non l’avete ancora fatto ve lo consiglio caldamente. Premesso che amo molto Ken Loach, come attivista per i diritti umani, impagnato politicamente (è intervenuto di recente anche sulle vicende politiche italiane, insieme ad altri illustri nomi-come quello di Noam Chomsky) e ovviamente come regista.
Loach ci aveva finora regalato opere in cui i protagonisti erano gli emarginati (si pensi al giovane Liam di Sweet Sixteen), i meno favorati nelle nostre società.
In “Looking for Eric” la storia narrata ruota attorno a un periodo buio della vita di un impiegato delle poste, Eric: da trent’anni ha abbandonato Lily, la sola donna che abbia mai amato, e si trova alle prese con i due figliastri lasciatigli dalla seconda moglie, con i quali ha un rapporto difficile, per non dire disastroso. Eric cerca di non ricordare, rifugge il passato e la sua unica consolazione è l’amore per il Manchester e per il suo più grande campione, Eric Cantona. Ed è in un miscuglio di commedia e dramma che il grande campione di Marsiglia compare, si “materializza” davanti all’incredulo Eric, aiutandolo, attraverso una serie di consigli e con i proverbiali motti di spirito e le frasi sibilline tipiche del campione (basta guardare alcune delle sue interviste). Nonostante il film affronti temi come quello della solitudine, della delinquenza e del rimorso, lo stile ed il tono sono molto più ironici rispetto ai precedenti film di Loach, l’equilibrio fra commedia e dramma decisamente più calibrato. E l’apparizione onirica del grande Cantona (che interpreta se stesso e che non è nuovo alle esperienze cinematografiche) è molto ben gestita (Loach stesso è un grande tifoso del Machester).

E dietro un happy end che molti forse potrebbero trovare banale o addirittura non razionale, si nasconde un messaggio importante e commovente, il messaggio di una solidarietà ancora possibile.

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