L’amore ai tempi del colera

L’altra sera, canal + (il corrispettivo di mediaset in premium in Francia-solo che non è di Berlusconi… e nemmeno di Sarkozy, per il momento) ha trasmesso “L’amore ai tempi del colera”, il film di Mike Newell con con Javier bardem e Giovanna Mezzogiorno, tratto dall’omonimo romanzo di Gabriel Garcia Marquez (El amor en los tiempo del colera).

Il film è ben fatto, gli attori sono molto bravi ma… c’è un ma. Forse le parole di Garcia Marquez sono troppo magiche per poter essere trasformate in immagini, forse i suoi personaggi sono troppo fiabeschi ma al contempo così fisicamente reali che dare loro un volto e una voce risulta difficile, forse  il destino di tutti i più grandi romanzi è quello di rimanere tali.

Cinquant’anni Florentino Ariza, giovane telegrafista squattrinato, che farà poi fortuna ereditando dallo zio paterno la compagnia fluviale dei Caraibi, dovrà aspettare perché il suo cuore si senta finalmente pieno. Cinquant’anni deve aspettare, prima di poter salpare per l’ultima volta su una delle sue navi, questa volta insieme a Fermina Daza, l’unica donna che abbia mai amato, la donna che ha aspettato tutta la vita (che le altre innumerevoli-più di 600-relazioni da lui avute altro non erano che una sorta di palliativo al vuoto che albergava nel cuore di Florentino). Cinquant’anni è il periodo che la narrazione copre, seguendo le vicende di questo amore travagliato, onnipresente nella vita di Florentino e più adombrato invece in quella di Fermina, forse più pragmatica e realista, che sposa l’affascinante medico Juvenal Urbino e conduce con lui una vita felice. Cinquant’anni nei Caraibi, fra pestilenze di colera e sanguinose guerre civili. Le vicende narrate dall’abile penna di Garcia Marquez ci scorrono davanti come un sogno, portandoci in questa odissea d’amore e dolore, come fossero vicende eterne e al tempo stesso atemporali, come tipico del realismo magico sudamericano. Lo stile e il ritmo sono perfetti, accattivanti: cinquant’anni in un duecento pagine. Duecento pagine che scorrono in un soffio.

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